La decima da montagna

Voltando a sinistra, si esce dalla scena e, in un breve disimpegno, ancora Radio Londra annuncia che le truppe alleate stanno per sfondare il fronte.

Una passerella di legno, sotto la quale passa gorgogliando il Dardagna, conduce lo spettatore nell’ultima scena. Ci si trova immersi nella debole luce di un paesaggio invernale, le cui rocce sono state sapientemente ricreate in calcestruzzo resinato, modellato su una robusta struttura portante in profilati metallici, tagliati e saldati a misura.

Alla sinistra, uno scalatore della Decima Divisione da Montagna Americana, con carabina Winchester M1 a tracolla, zaino, berretto, baionetta, porta caricatori e pacchetto di pronto soccorso, sta arrampicandosi, assicurato con delle funi, sulla ripida parete rocciosa del Costone Riva; come gli altri quattro fanti americani, che portano l’elmetto, indossa indumenti invernali tipici della loro unità, la cui fonte di documentazione si è basata sul libro “Dagli States all’Appennino”, oltre che su filmati d’epoca.

Oltre il ruscello, alla base della parete, sta sostando un veicolo cingolato Studebaker M29 “Weasel”, il cui autista, con una pistola Colt M1911A1 al cinturone, sollecita altri due fanti a caricare una cassa di legno di munizioni da 105mm; a bordo del veicolo troviamo delle cassette di legno, una tanica, un paio di sci, delle racchette da neve ed una pistola mitragliatrice Thompson M1A1; il militare sorridente, che passa la cassetta a quello in piedi, vicino all’autista, porta un fucile semiautomatico M1 Garand a tracolla.

Sul lato destro della scena, un ufficiale, con una pistola Colt M1911A1 al cinturone e una pistola mitragliatrice Thompson M1928A1 a tracolla, sta  appoggiato ad un tavolino, con alla base una tanica e delle cassette; questo sottotenente, che trasmette e riceve ordini con un apparecchio radio BC1306, consultando delle mappe, è sovrastato da una barella, issata su una teleferica completa di argano. Dietro di lui, una prospettiva, magistralmente ricreata, combinando finte rocce con uno sfondo disegnato, si perde nell’oscurità della gelida notte del 18/2/45.

Mentre la luce si affievolisce, una voce maschile, al sottofondo di una canzone dell’epoca, annuncia con sollievo che la guerra è finita e, tornando a casa, si domanda quanto sarà cresciuto il figlio.