La battaglia di Porta Lame

Girato l’angolo, sulla sinistra, lo spettatore si trova su un corridoio, alla cui destra si erge il muro della palazzina del mattatoio, sulla quale si notano i fori provocati da raffiche di mitragliatrice MG42. Voltando la schiena alla palazzina, su cui è affisso il Bando di arruolamento della RSI datato 4 Febbraio 1944, alla debole luce del tramonto del 7 Novembre 1944, lo spettatore può rivivere la Battaglia di Porta Lame.

Oltre un parapetto trasparente, si osservano 5 Partigiani i quali, protetti da una fitta e fumosa nebbia, dopo essere stati scoperti, rompono l’accerchiamento percorrendo il Canale del Cavaticcio, vicinissimi a  7 Nazi-Fascisti, incombenti sopra di loro da Via del Porto.

Non avendo più l’aspetto di mezzo secolo prima, la ricostruzione di questa via di Bologna si è basata su testimonianze e fotografie dell’epoca.
 
Sulla sinistra della scena una passerella, passante sul Cavaticcio, ha il compito di fare accedere il personale del Memoriale a Via del Porto.

Vicino al muro, su cui è dipinta la sagoma di un pezzo d’artiglieria anticarro tedesco da 88mm, sullo sfondo di una prospettiva tardo-pomeridiana, un ufficiale tedesco con cappotto grigio, berretto e fondina al cinturone, dà l’allarme, dopo aver intimato ai Partigiani di farsi riconoscere. Dietro di lui si trovano delle taniche e un proiettore tedesco originale, il quale nasconde l’altoparlante per gli effetti sonori.
Improvvisamente, l’autentico rombo e lo  sferragliare metallico annuncia l’entrata in scena di un carro armato MkVI “Tigre”, richiesto come appoggio dai Tedeschi per snidare i Partigiani: il Panzer si arresta ed il suo poderoso cannone tuona minacciosamente, mentre subito dopo, alle spalle dello spettatore, si avverte il fragoroso boato dell’unico colpo da 88mm, esploso contro la palazzina.

Si sentono raffiche provenire dalle finestre dell’edificio, a cui rispondono altre, provenienti dal secondo personaggio, un mitragliere tedesco, pronto a sostituire la canna surriscaldata della propria MG42, prelevandone un'altra da un astuccio metallico, posto alla sua sinistra; questo manichino inginocchiato, con un tamburo di munizioni nella mano sinistra, indossa un elmetto e, appese al cinturone, in cui è infilata una bomba a mano, porta una borraccia, un cilindro metallico per la maschera antigas e la borsa con gli arnesi per la manutenzione dalla mitragliatrice, posta alla sua destra, con il bipiede aperto.

Sempre procedendo verso destra, una figura eretta, vestita con un cappotto di pelle e un berretto sul capo, impugna una pistola Luger nella mano destra, mentre l’indice sinistro è teso a dare ordini al motociclista collocato alla sua sinistra: si tratta del Maggiore Gold, comandante dell’operazione antinsurrezionale. Alle spalle del maggiore, è affisso al muro il manifesto con  l’Ordine di Chiamata alle armi per i militari dell’Esercito, datato 4 novembre 1943, del Ministro della Difesa Nazionale Graziani.
Il motociclista, un graduato della Polizia Militare, ha l’elmetto appoggiato sul serbatoio della sua motocicletta e indossa sul capo una bustina, mentre porta a tracolla  il contenitore della maschera antigas e l’MP40.

Tra i quattro Tedeschi e i tre Fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana, è stato posizionata un motocingolato (kettenkraftrad), lasciato nello stato di conservazione in cui è stato ritrovato. Dalla finestra, posto sopra il veicolo, si affaccia il primo Fascista, con elmetto ed armato di moschetto Mod 91; alla sinistra del motocingolato, un barbuto milite con berretto nero impugna una pistola Beretta 34, mentre, alla sinistra dell’ultimo personaggio, anch’esso in piedi, con elmetto e armato di moschetto automatico MAB38, una mitragliatrice Breda 37 è stata montata sul treppiede.

Guardando più in basso, nel Canale, si nota un primo partigiano che imbraccia un MP40 e, come per i suoi compagni, il suo berretto e i suoi indumenti, di colore scuro, sono di provenienza civile, ed assolutamente anonimi. Il secondo risponde al fuoco in piedi, prendendo la mira con un arma automatica inglese, uno Sten, mentre un terzo si appoggia ad una compagna; vicino all’ultimo Partigiano, sempre armato di Sten, il quale, già inginocchiato vicino ad uno stretto passaggio, esorta gli alti a seguirlo, si sprigiona improvvisamente una nuvola di fumo bianco: questa nebulizzazione di talco, al profumo di vaniglia, ha il compito di simulare la nebbia e le granate fumogene lanciate dai Partigiani.

Raggiunto il termine del corridoio, si sente una voce allarmata chiedere la parola d’ordine per il chi va là;  i Partigiani rispondono Brigata Nera e sono liberi di proseguire verso la salvezza.