Il rastrellamento della Todt

A destra dell’ingresso, sulla porta di legno, dietro la quale si trova la cabina con il pannello di controllo degli effetti, è affisso il bando d’arruolamento dell’Organizzazione Todt.

E’ un’alba dell’estate del 1944: tra muggiti, latrati e canti di galli, la luce si fa sempre più intesa, illuminando i muri delle case in pietra e definendo la sagoma di un autocarro tedesco Phanomen, verniciato in grigio scuro, il cui motore si sente sempre più da vicino.

Il busto dell’autista, con sul capo una bustina, si guarda attorno, due civili, uno sulla destra ed uno sulla parte posteriore del piano di carico del veicolo, con la fascia della Todt al Braccio, vengono aiutati a caricare attrezzi da altri due civili. Sul mezzo si trovano taniche, rotoli di cavo telefonico, filo spinato, casse di legno e di metallo.

Sceso a terra, sulla sinistra del mezzo, un sottufficiale dall’espressione minacciosa legge l’appello degli arruolati di quella mattina; sul capo ha una bustina, al cinturone porta la fondina per la pistola e un porta mappe, mentre attorno al collo ha un binocolo ed una torcia elettrica appesa alla tasca sinistra.
Dietro al Phanomen, per ampliare la scena, è stato dipinto uno sfondo montagnoso. Sul lato destro della scena, poco distante dall’ingresso, con accanto una carriola di legno, degli attrezzi e un cesto, in cui è stato posto un giogo, un militare tedesco, armato di pistola mitragliatrice MP40, vigila, appoggiato al muro.

Sul suo elmetto si vede lo stemma della Todt, nel suo cinturone, completo di porta caricatori, borraccia e contenitore per la maschera antigas, è infilata una bomba a mano.

Poco distante, una donna anziana, reggendosi con un bastone, scende una scala, raccomandando in dialetto al marito di obbedire ai tedeschi, affinché ritorni a casa quella sera.

La scena si conclude ascoltando le voci di due bambini che, da una finestra, si interrogano sulla partenza del padre.

Per ciò che riguarda la documentazione della prima scena Armieri, dopo aver scattato numerose fotografie della località interessata ed averne interrogato gli abitanti, si è basato sulle fotografie pubblicate sull’importante libro di Luigi Fantini, le quali mostrano come appariva un borgo appenninico durante gli anni trenta. Le case del borgo sono così state realizzate partendo da una struttura in legno, simile, nella metodologia e nei materiali, ai sistemi portanti costruiti per l’impiego scenotecnico; la pietra dei muri è stata quindi perfettamente simulata attraverso del polistirolo ignifugo, ricoperto con un misto di cemento e resine acriliche, opportunamente modellato e dipinto.